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- Autore Claudio Di Dionisio
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Negli ultimi anni il mantra è stato uno solo: "costruire". Chilometri di piste, finanziamenti PNRR e borghi pronti a diventare "slow". Eppure, da addetto ai lavori con Bikelife, vedo spesso la stessa scena: ciclovie deserte o borghi attraversati da ciclisti "mordi e fuggi" che non lasciano nulla al territorio.
Il problema non è la bicicletta. E spesso non è nemmeno la mancanza di asfalto. Il problema è la progettazione cieca.
Dalle ciclabili "disegnate" alle ciclabili "vissute"
Una recente ricerca pubblicata su Scientific Reports (2026) conferma quello che noi operatori sosteniamo da tempo: le reti ciclabili rurali falliscono quando sono basate solo su criteri statici.
Oggi si progetta guardando:
- Larghezza della carreggiata e pendenze medie.
- Continuità geometrica del tracciato.
- Collegamenti teorici tra il punto A e il punto B.
Parametri necessari, certo, ma insufficienti. Nei borghi e nelle aree rurali, il flusso umano non è lineare. È discontinuo, si concentra in determinati orari e dipende visceralmente dai servizi. Progettare una ciclabile ignorando le abitudini reali significa costruire una bellissima cattedrale nel deserto.
La lezione del 2026: Seguire le persone, non solo le mappe
Lo studio propone un cambio di paradigma: usare i dati di flusso reali per decidere dove far passare una ciclabile. Analizzando la permanenza delle persone (tramite sensori e tracce digitali), i ricercatori hanno introdotto il concetto di "Attrattività delle Strade".
Una strada non è "bella" in senso astratto; è attrattiva se ha la capacità di:
- Attirare il cicloturista (per panorama o sicurezza).
- Trattenerlo (presenza di ombra, fontane, punti panoramici).
- Connetterlo (vicinanza a officine, bike hotel, degustazioni).
Se la ciclabile diventa la "spina dorsale" che unisce questi punti di attrattività reale, il risultato cambia radicalmente.
Il risultato? Una rete che non si limita a far passare le bici, ma intercetta i servizi e trasforma il passaggio in permanenza.
Cosa significa per il Cicloturismo Italiano?
In Italia abbiamo un patrimonio immenso di strade secondarie, ma spesso manchiamo l'obiettivo perché separiamo l'infrastruttura dall'esperienza. Dallo studio emerge una lezione chiara per i nostri territori:
- Basta "piste-corridoio": Non serve solo arrivare veloci, serve vivere il percorso.
- I Paesi e i Borghi non sono città: Le dinamiche rurali richiedono servizi specifici (punti ricarica e-bike, aree sosta ombreggiate) posizionati dove la gente si ferma naturalmente, non dove c'è spazio avanzato sul marciapiede.
- Dati vs Intuizione: Se i dati ci dicono che i cicloturisti si fermano in una determinata piazza, è lì che la ciclabile deve passare e lì che dobbiamo potenziare i servizi bike-friendly.
In sintesi: Una sfida culturale
La ricerca di Scientific Reports ci ricorda che le reti ciclabili funzionano quando seguono le esperienze, non solo le linee sulle mappe. Come Bikelife, vediamo ogni giorno che la differenza tra una ciclovia vuota e un territorio vivo la fa la capacità di creare un ecosistema.
È ora di smettere di progettare solo con il righello e iniziare a farlo osservando come le persone amano vivere la strada.